Bakewell tart – Grazie Sinèad!

Finalmente due fine settimana, ben due, di riposo prima della trasferta montpellierese. Il fine settimana scorso è scoppiata l’estate e le mie amiche, in visita per qualche giorno, ne sono rimaste entusiasmate. O forse sono rimaste ammirate da tutto quello che abbiamo dato loro da mangiare. Mi sa più la seconda, ma guardate qui che tempo! Gli amici europei ne erano abbastanza gelosi 😀

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D’accordo il mare e tutto quanto, ma penso che le visite ai ristoranti locali abbiano fatto di piu’ per la citta’ che il cielo sereno e il caldo 😀

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Allego diapositiva del nostro afternoon tea, che ha generato grandissimo entusiamo.

Mica per niente le mie amiche sono amiche mie ❤

Per accogliere le mie italianelle nel modo migliore, ho preparato questa torta che viene direttamente dalla collezione di ricette di Sinèad, la mia prof. al corso. Le sue ricette sono sempre un mistero, a volte qualche ingrediente manca, a volte le istruzioni non sono proprio precisissime, ma quando la ricetta è quella giusta, è una bomba, c’è poco da fare!

Il frangipane, il ripieno prescelto per questa torta, è tradizionalmente un composto a base di mandorla che unisce vari ingredienti e una parte di crema. La ricetta di Sinèad non include la crema, ma solo la base del frangipane tradizionale, preparata con parti uguali di uova, zucchero, mandorla e burro.

E’ imprescindibile che abbiate questa ricetta perchè è molto semplice da preparare e la base della torta è veramente buonissima. Se non vi piacciono le mandorle, potete sostituire il ripieno con quello che preferite (cioccolato, limone, noci, etc).

Il sapore delicato delle mandorle, la glassa all’albicocca e la marmellata rendono questa torta un successo per tutti, grandi, piccini e, come direbbe mio nonno, “smorbi” (dal dialetto piemontese: persona dai gusti difficili).


Bakewell Tart


Ingredienti

    Per la base:
  • 240 g di farina
  • 150 g di burro, freddo
  • 30 g di zucchero
  • 1uovo
  • Per il frangipane:
  • 100 g di burro
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di mandorle tritate molto finemente
  • 100 di uova (2, normalmente)
  • Ingredienti aggiuntivi:
  • 1 cucchiaio di marmellata di lamponi
  • 1 cucchiaio di marmellata di albicocche
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo

Preparazione

  1. Prepariamo la base per la torta. In una ciotola mettiamo lo zucchero e la farina. Esistono vari metodi per aggiungere il burro freddo senza lavorarlo troppo, che è il nostro obiettivo quando prepariamo torte di questo tipo. Io trovo molto terapeutico il metodo classico, che consiste nel sfregare il burro nella farina/zucchero fino a quando lo abbiamo ridotto a briciole (cosiddetto “rub in method”). Ho visto tanti metodi, potete utilizzare quello che preferite: un classico è utilizzare il robot da cucina, mettervi un pochino di farina e il burro, e con qualche pulsazione, portarlo a questo stadio. Ho anche visto chi grattuggia il burro 🙂
  2. L’importante è che abbiamo il burro ridotto ai minimi termini insieme alla farina e allo zucchero. Questo fa sì che il composto rimanga “corto” e non sviluppi troppo glutine, rimanendo friabile e burroso.
  3. Facciamo un piccolo buco nel centro, e rompiamo l’uovo. Mescoliamo il composto fino ad amalgamarlo, cercando di ridurre ai minimi termini il tempo di impastatura. Formiamo la pasta in un panetto, lo avvolgiamo in pellicola, e lo mettiamo in frigo per almeno mezz’ora.
  4. Accendiamo il forno a 160 gradi e imburriamo uno stampo da torta di 20 cm.
  5. Mentre aspettiamo che il forno si scaldi, prepariamo il frangipane. Per fare questo, non vogliamo mescolare troppo gli ingredienti, perchè non vogliamo che venga incorporata troppa aria e questo faccia crescere troppo il frangipane nel forno. Mescoliamo quindi zucchero e burro fino ad amalgamarli, aggiungiamo le uova e la mandorla e mescoliamo solo fino ad ottenere un composto uniforme. E’ importante cercare di evitare di mescolare troppo!
  6. Tiriamo fuori dal frigorifero la pasta e la stendiamo. Possiamo utilizzare della carta da forno o della pellicola, dal momento che la pasta sarà abbastanza dura. Mettiamo la pasta tra due strati di, per esempio, pellicola, e questo ci dovrebbe aiutare a stenderla con meno fatica. Dobbiamo stendere la pasta sottile, di modo che possa cuocere senza problemi in forno. Dare indicazioni di centimetri mi pare sempre una follia, per cui vi basti sapere indicativamente che questa quantità vi deve permettere di coprire lo stampo, preparare le losanghine per la crostata, e ve ne dovrebbe avanzare ancora un po’. Fate attenzione a mantenere lo spessore della torta uniforme (che è la cosa più difficile 😉 ).
  7. Copriamo la tortiera gentilmente. Per fare questo, arrotoliamo la pasta intorno al mattarello e la “strotoliamo” sulla tortiera. (aiuta molto che stendiate la torta su una superficie non plastica, non mi prendete ad esempio…).
  8. A questo punto, drappeggiamo la torta e con molta delicatezza, facciamo aderire i bordi della stessa alla tortiera. Eliminiamo con un coltello, o anche solo con le dita, facendo pressione sulla parte esteriore della pasta, gli eccessi di torta. Non è necessario utilizzare una forchetta per perforare il fondo della torta.
  9. Stendiamo la cucchiaiata di marmellata (potete omettere questo passaggio se non siete fan) bene su tutto il fondo della torta. Facciamo la stessa cosa con il frangipane, che non arriverà al bordo della torta.
  10. Prepariamo le losanghe della torta (processo noioso e lungo, ma che dona un effetto molto professionale al prodotto finale). Come potete vedere dalle immagini, prepariamo tutte le strisce di pasta e poi iniziamo da una parte (es. sinistra verso destra) con le strisce verticali, che però non fissiamo al bordo. All’aggiungere le strisce verticali (es. alto verso basso) facciamo passare ciascuna striscia prima sopra e poi sotto quelle del senso opposto). Ci vuole pazienza…
  11. Inforniamo per circa 40 minuti, o fino a quando la torta è dorata.
  12. Una volta che la torta si è raffreddata, possiamo mettere in un pentolino una cucchiaiata (o anche meno) di marmellata di albicocca, che portiamo a ebollizione. Una volta sciolta, possiamo glassare la torta. Vi consiglio di farlo, dal momento che aggiunge un sapore molto buono a quello complessivo. Se volete, in aggiunta a questo, potete mescolare una cucchiaiata di zucchero a velo con acqua calda e dare alla torta l’aspetto classico della bakewell, stendendo la glassa a striscioline sulla crostata.

E come promesso, avrete un po’ di pasta da parte. Noi abbiamo pensato bene di farne biscotti a forma di Portal 🙂

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Postumi da Matrimonio

Niente ricetta oggi! 😀

Qui oggi è festivo ma la qui presente lavora, e sente pesanti i postumi dal lunghissimo fine settima di matrimonio irlandese.

Il matrimonio era DIY per cui amici e parenti degli sposi hanno aiutato nell’allestimento, presso il bellissimo castello di Blackwater, a Casteltownroche.  Io e Sergente Pranzo siamo arrivati venerdì dopo lavoro e abbiamo dormito in una comoda stanza nel castello.
Abbiamo allestito il nostro personale regalo di nozze, la torta! O, più precisamente, la torre di cupcake. Dal momento che il matrimonio era basato su un buffet di tapas, gli sposi volevano qualcosa di semplice da offrire agli invitati dopo svariate ore di festeggiamenti.

Sono molto contenta del risultato finale, eccolo qui! 🙂

Le foto, come me durante quella giornata lunghissima, sono abbastanza sfocate, ma almeno rendono l’idea.  Sul piano superiore della torta, una piccola carrot cake preparata per il taglio in tarda serata, da me aggiunta a metà serata, quando i miei sensi erano già leggermente offuscati dai festeggiamenti (come potete notare dal non troppo equilibrato uso del glitter dorato e dalla non capacità di sistemare la torta, ma va bene lo stesso 😀 ).

I fiorellini appena raccolti si intonavano con il buquet della sposa e davano alla composizione un profumo meraviglioso (certo che anche il profumo dei cupcake alla Guinness…)

E visto che siete sicuramente curiosi qualche foto del luogo e del matrimonio!

Nel frattempo, cerco di sopravvivere a questa giornata e poi vado a dormire 😀

Un grande abbraccio ai bellissimi sposi e un augurio di tanta felicità per loro ❤

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F*R*I*A*N*D*S

Eh! Avete visto che titolo ingenioso?! Lo so, sono la regina della simpatia in questi giorni… 😀

Ci troviamo a poco più di una settimana dall’altro matrimonio più importante dell’anno (quello della sorella di Sergente Pranzo, per cui preparo la torre di cupcake) e a pochissimo dalla visita delle mie amiche dall’Italia. Il tempo per spadellare è poco, ma ho trovato questa ricetta di niente di meno che Claire Ptak, in questi giorni famosa perchè è stata la pasticcera del “Royal Wedding”. Io ringrazio Harry e Meghan e porto a casa la scoperta di questa meravigliosa artista, che mi ha fornito la prima di una (spero lunga) serie di ricette di Friands. Se vi ricordate, ho scoperto i Friands a Manchester. Da allora ho cercato ricette che mi interessassero in Rete, invano devo dire. Fino a che la mia strada e quella di Claire si sono incrociate per caso, un giorno, sul The Guardian.

Ed ecco, la ricetta più facile e soddisfacente che ho trovato da molto tempo a questa parte. I friand sono belli, buoni e facili. Una meraviglia.


Friands al pistacchio e lampone


Ingredienti

  • 115 g di burro
  • 90 grammi di farina
  • 190 grammi di zucchero a velo
  • 50 g di mandorle triturate
  • 40 g di nocciole triturate
  • 40 g di pistacchi triturati
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 5 bianchi d’uovo, sbattuti leggermente a mano
  • 2 cucchiaini di estratto di vaniglia
  • 200 g di lamponi freschi
  • 50 g di pistacchi sminuzzati grossolanamente o tagliati “a fettine”

Preparazione

  1. Accendiamo il forno a 160 gradi e imburriamo degli stampi da muffin (di quelli alti, se possibile)
  2. Mettiamo tutti gli ingredienti meno gli ultimi due in un robot da cucina e mescoliamo a velocità media per un minuto circa, fino a quando possiamo vedere che il composto è “spumoso”.
  3. Riempiamo fino a tre quarti della loro capacità gli stampi, e aggiungiamo un paio di lamponi e qualche pezzo di pistacchio a piacere sopra il composto.
  4. Inforniamo per venti minuti circa, come sempre fino ad ottenere dei friand asciutti dentro ed  elastici.
  5. Spolveriamo con dello zucchero a velo per decorare i nostri friand una volta freddi.

Come direbbe Sergente Pranzo… “E c’è tutto!”.  Tutto qui! Semplice e delizioso. Un gran hit! Nel mio caso purtroppo non avevo con me gli stampi grandi, per cui mi sono venuti un po’… “corti”, ma non importa, il sapore era comunque meraviglioso. Viva i friand!!! 🙂 ❤


Provando Provando… Cupcake cocco e lamponi

E quindi io faccio pratica per il matrimonio. E poi faccio dell’altra pratica, e poi quando mi stufo ne faccio ancora un po’. In più, da questa settimana sono libera! Il corso è finito la settimana scorsa, con un trionfale (quasi) esame pratico e un teorico per cui, questa volta, avevo pure studiato 🙂

Con contentezza, quindi, condivido con voi la ricetta per questi cupcake al cocco e lampone che preparerò a fine mese insieme a quelli alla carota e quelli alla Guinness. La ricetta arriva dalla meravigliosa e stupenda Jemma di Crumbs and Doilies, a Londra. Vi prego di non svenire quando arrivate alle dosi per la crema… Per quanto mi riguarda queste dosi servono per molti più dei 24 cupcake per cui abbiamo la ricetta.

Cupcake Cocco e Lamponi


Ingredienti

  • 120 g di cocco in scagliette, più una manciata per la decorazione
  • 250 g di farina self-raising
  • 250 g di zucchero
  • ½ cucchiaino di bicarbonato
  • 250 g di burro a temperatura ambientee
  • 4 uova grandi
  • 3 cucchiai di latte intero
  • 3 cucchiai di marmellata di lamponi
  • 24 lamponi per decorare
  • Per la crema:
  • 300 g di burro a temperatura ambiente
  • 675 g di zucchero a velo
  • 5 cucchiai di crema di cocco

Preparazione

  1. Accendiamo il forno a 170 gradi (ventilato). Tostiamo per 3-5 minuti le scagliette di cocco e le mettiamo da parte a raffreddare.
  2. Mettiamo lo zucchero, il bicarbonato e la farina in una ciotola, a cui aggiungiamo il cocco tostato, il burro e le uova. Mescoliamo tutto con una frusta elettrica fino ad ottenere un composto omogeneo.
  3. Aggiungiamo il latte e mescoliamo per un altro minuto secondi circa, pulendo bene i bordi della ciotola.
  4. Quando il composto è omogeneo, mettiamo i 3 cucchiai di marmellata e mescoliamo appena appena, di modo che questa rimanga in piccoli grumi ma ben sparsa (di modo che al momento di dividere la pastella ogni cupcake ne abbia almeno un pochino.
  5. Dividiamo infine il composto in parti uguali nei 24 stampi per cupcake che abbiamo preparato in precedenza, riempiendoli fino a 2/3.
  6. Inforniamo e cuociamo per 20 minuti circa o fino a quando, al toccare la superficie del cupcake, questa sia elastico al tatto. A questo punto li ritiriamo dal forno, attendiamo qualche minuto e quando è possibile toccarli, li trasferiamo su una griglia per lasciarli raffreddare.
  7. Nel frattempo, prepariamo la crema. Con una frusta elettrica, sbattiamo il burro ammorbidito per cinque minuti circa, fino ad ottenere un composto cremoso e chiaro. Aggiungiamo lo zucchero (setacciato in predenza) in due momenti al burro, e ogni volta mescoliamo bene.
  8. Infine, aggiungiamo la crema di cocco. Al mescolare zucchero e burro, dobbiamo tenere presente che più mescoliamo, più “dura” diventerà la crema. Inoltre, se la consistenza della stessa ci sembra un po’ troppo dura, possiamo aggiungere un po’ piu’ crema di cocco o un pochino di latte, fino ad ottenere una consistenza morbida.
  9. Una volta che si sono raffreddati i cupcake, decoriamo a piacere. Io preferisco metterci sopra un lampone fresco, ma potete in alternativa coprirli di scagliette di cocco, o ammorbidire la marmellata e utilizzarla come decorazione sul cupcake.

Se vi piace il cocco, questa è la vostra ricetta! Le tortine sono morbide e saporite e la crema è ottima. Fate attenzione, come sempre con i cupcake, a non riempire troppo le capsule. Ho provato a fare un esperimento con delle capsule nuove senza rendermi conto che erano decisamente più piccole di quelle che utilizzo normalmente, con risultati tragici. Dei 24 cupcake preparati, solo 15 erano salvabili. Naturalmente, non abbiamo buttato via niente, ma i cupcake bruttarelli non sono stati presentati agli amici a cena. Non vi preoccupate, io e Sergente Pranzo ce li siamo sbafati comunque! 😀


Back to Madrid 2 – ENGLISH

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Boy oh boy I am busy… Well, admittedly  last weekend was spent only watching movies and preparing cupcakes, but still. We are now close enough to the wedding that I have a proper to-do list for it (involving baked goods, the dress and such are taken care of!). This Thursday the baking course is over ( written and practical tests) and after that I am a free woman :). Come to me nail varnish! But let’s now go back to Madrid, ever so briefly!

I left you after our lovely dinner at Mad Café. We definitely needed energy for the following day…

Our third full day in the capital was spent walking a LOT. We woke up and had a lovely breakfast at Cookies and Dreams. Yes, this is Alma’s cupcakes shop! Alma! My mentor and Yoda, Alma! Hi Alma, I am here, waving at you from the Internet!!!! One day I will meet her 🙂 (she smiled, crazily). We had a lovely brownie and cheesecake and a couple of cupcakes, a coffee, and off we went.

It was Saint Jordi, or World Book Day. In Catalunya, it’s a tradition to buy a book and a rose for your loved ones and to honour it, we bought books and roses for ourselves. Here a snapshot of the outcome of this expedition:

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(for whatever reason, in the hostel room the light was very heavenly)

After that, we started our descent to Madrid Río. This park was built on top of one of the busiest ring roads in Madrid. The ring road now lies underneath the massive green area that was built on the banks of the Manzanares, Madrid’s river. On one end of it, we have Príncipe Pío, a train station / shopping centre. At the other end, we have Legazpi and the Matadero (an abattoir made exposition centre / hipster central). In the middle some kilometres of green spaces, “the beach” (fountains open only during summer where the poor madrileños go to fight the heat off), terraced bars and playgrounds. Madrid Río is neighbours another huge park, Casa de Campo. Casa de Campo is so big that it contains a zoo and an amusement park and it used to be THE place to find prostitutes in Madrid (apart from Calle Montera, straight in the city centre, of course). Now it’s closed to traffic and you can only enter on foot or on your bike. You have little hills, and mountain bike routes, and in the middle of it, you can forget that you are in Madrid. There is also a lake, which is currently being cleaned, close to Madrid Río’s entrance. You can easily hike there and have a beer at a table overlooking the water.

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We walked all the way to Matadero, stopping every now and then for refreshments (read: beer), taking a picture with the good old Calderón (if you are a football fan, it’s Atlético de Madrid’s former stadium) and enjoying the sunshine. By then we were very tired. We still managed to walk all the way up (again! Madrid is not a plain city, in any sense) to Huertas, where we found a bar and had some huevos rotos before collapsing on our bed.

Big day the one after that! Not from a touristic point of view, though. We started off with some lovely tostas con tomate (you may call them bruschettas for breakfast, but I like them better, since the tomato is not diced but grated and you assemble them yourself) and we went for a quick walk in the Retiro.

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Fun fact: in the Retiro you will find one of the few statues of the devil as the fallen angel Lucifer (wings and all). On we went and had a walk (not too much of a walk, though, since the day before we had been already good enough) around the Salamanca neighbourhood, home of the posh and the expensive. It’s very easy to get around, since the layout of the area is grid-like (thank you, Marquis of Salamanca). We were not there to admire the posh and the expensive, though, we were there for a concert! Arcade Fire were playing in the WiZink arena (Real Madrid’s basketball arena) that evening, so very soon we were sitting down in the nice square in front of the building, listening in surreal conversations happening all around us. The concert was amazing, thank you for asking. We had also had plenty of refreshments, which added to the excitement.

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There is no need to look at our sad selves on the morning after, leaving Madrid, hungover, having a burger at 8 in the morning at the airport. There is really no need for that.

Just go to Madrid and experience first-hand their welcoming attitude, the food, the bars, the strolls. You will love it 🙂


Back to Madrid 1 – ENGLISH

davIt’s very difficult for me to write a short post (or even two) about Madrid.
I lived there for ten years and I consider myself to be a “cat” (that’s how they call people from Madrid, “gato”. Of course I am not, since in order to be called gato, you have to be 3rd generation madrileño.). My formative years were spent there and I just love the place, as anyone who knows me could tell you. I never shut up about it. 🙂
We were in Madrid for 5 days, and I loved every second of it; I dragged poor Sergeant Lunch here and there and I was somehow able to avoid using the Metro for the entire trip (in Madrid even the Metro is bonito, have I ever told you? :D)
Sorry in advance for not having too many pictures, but maybe I can offer you some tips as a adoptive Madrileña.
We stayed in an Airbnb in Calle Fuencarral, (here), which is very nice if you don’t mind some noise  (it’s a pedestrian area and Spanish people stay out until late, bear that in mind). Now the good thing about staying there (apart from feeling weird because that building used to be a weird sort of market, a staple of the neighbourhood, now converted into a Decathlon) is that you are bang in the centre. From there you can walk anywhere, which we did.
On day one we stayed in the centre, just strolling around Calle Mayor, Plazuela de Santiago, Plaza Conde de Barajas and Plaza de Santa Ana, eating and drinking our way through the day, which is the Spanish way of enjoying life. All but Plaza de Santa Ana, which is a fairly big square, are lovely little corners of the city centre where you won’t find many tourists. Particularly the Plazuela de Santiago, at the end of the pedestrian Calle de Santiago, a little street just in front of the area where you can find the famous Mercado de San Miguel, is one of my favourite, quiet spots for a beer. davIf you want to visit a very Spanish bar, you have to go to Mesón Viña. It’s in a little street very close to Plaza de Callao (so again, bang in the city centre). On this little street you will find at least 4 bars, all of the “casposo” style (you could call them “old men’s bars”, if you wish). They look rotten, but people serving you are (usually) very nice, and food is (extremely) cheap and (again, usually) more than decent. With less than 20 eur we had plenty of cañas and 4 “raciones” to share between us. Sharing is essential in Spain, in every restaurant it will be considered normal to order food “para compartir” (to share). The lovely bartender gave us, besides our food, tapas with each caña we ordered. So much so that I had to refuse them twice (to Lunch’s bewilderment). We even got a slap on the shoulder each when they brought us a lomo sandwich. Which, anywhere in the world, is clearly a sign of “I like these davtwo, they are enjoying their stay”. The food is of course nothing out of the ordinary, but it’s nice, and Spanish, and typical. Bread, potatoes, eggs, you will always find comfort in dishes containing these ingredients.  That night, in order to digest the food, we went for a stroll to the Temple of Debod, an Egyptian temple gifted to Spain by Egypt. There is a nice view over the massive park of Casa de Campo, and on a warm spring night, it’s nice to sit out there listening to some dude playing versions of random songs. We then proceeded to go to José Alfredo, a cocktail bar near Plaza de la Luna. It’s so small you could miss it (Sgt. Lunch actually missed it when he was in Madrid the first time, without me, his experienced and gorgeous guide 😉 ). We made friends with the Italian barista, who prepared for us the most amazing cocktails we’ve had in a long time. One was a “special” Margarita with blue Curaçao and chilli, the other one, the one that really blew our minds, was a sweet whiskey and Laphroaig with lime and habanero oil… Just amazing!
To finish our night on a good note we went to Moloko, one of the few remaining “garitos” (“bar de copas”, we could call them just clubs), that survived the purge in Malasaña, the indie/alternative neighbourhood. Of course, around 2.30 Sergeant Lunch had to drag me home. I was unhappy at that moment, very happy the day after. Well, after I recovered from the hungover, that is.

Sunday was actually a very quiet day, since I wanted to see a friend of mine. We still walked a lot though, making our way all the way to the Canal area and Cuatro Caminos. It’s not a place you want to go to on a short trip, but it’s where my friend lives, and you can still find some good restaurants and bars. There is a nice residential area in between, where we stopped on our way back. In the Chamberí neighbourhood you can find the Anden Cero, a former Metro station now a Museum. Unfortunately, it was temporarily closed when we got there so we ended up going for beers instead at Plaza de Olavide. It is a very nice and closed to traffic square with playgrounds in the middle, where Spanish parents let their kids roam free while they drink and chat away. I prefer this lively square to thecrumble.pngchaos of La Latina, where we went for one before going for dinner. La Latina is a “hip”, “young” area (it’s never good when you see too many quotation marks around adjectives), but it’s also full of vultures fighting to steal your seat outside a bar and tables too close to cars to be able to enjoy being in the sun at 26 degrees. We stayed for one in Plaza de Olavide and we stayed for one in a bar in La Latina. Sergeant Lunch, the official visitor, said he would go back to the first one and never to the second one. But if you are “hip”, and “young”, then you will enjoy La Latina for sure 🙂
Our lovely Sunday finished with a lovely burger. It was one of the two concessions we made to non-Spanish food during our visit. Mad Café is a place I miss a lot, with its short menu, nice beers and nice dessert. We had nachos, burgers and a crumble that made me very happy, and very sleepy.
Next week, day 3 and 4, or “the day of the big long walk” and “the day of the concert”.


Un “sin parar”. Muffin alla Banana e Mirtilli.

“Qué tal?”
” Ay, no veas, es un sin parar.”
In Spagna si utilizza quest’espressione quando qualcuno ti chiede come va e tu rispondi che non ti stai fermando un attimo, letteralmente vuol dire “E’ un senza fermarsi”. Espressione molto appropriata in questi giorni per me!
Sono sopravvissuta questo fine settimana al mio primo “Hen Party”, o addio al nubilato, in quel di Kenmare (che in realtà non ho visitato per nulla, naturalmente), di cui vi mostro una diapositiva:

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Non si vede niente? Ecco, questa era anche la mia prospettiva :’)
Questa settimana è altrettanto caotica, e venerdì sono in partenza per Madrid di cui, ovviamente, avrete un reportage gastronomico al mio ritorno.

Non ho abbandonato il blog, non temete, ma purtroppo da qui a giugno gli impegni sono molti, il tempo poco e i cupcake da preparare per il matrimonio tantissimi.

Un pomeriggio di qualche settimana fa, ho voluto provare una delle ricette di Sinéad. Dopo il grande successo degli scone, di cui presto vi proporrò la ricetta, mi sono sentita ringalluzzita e volevo provare questa interessante e molto salutare ricetta. Forse un tantino troppo salutare per i miei gusti!

 


Muffin Banana e Mirtilli


Ingredienti

  • 300 g di farina self-raising
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 100 g di zucchero mascobado, di cui mettiamo da parte una cucchiaiata per il topping
  • 50 g di fiocchi d’avena, più un cucchiaio per il topping
  • 2 banane medie, mature
  • 284 ml buttermilk 
  • 5 cucchiai di olio d’oliva
  • 2 bianchi d’uovo
  • 150 g di mirtilli

Preparazione

  1. Accendiamo il forno a 180 gradi. Se non avete del buttermilk, potete tranquillamente utilizzare la ricetta che ho inserito tra gli ingredienti, o yogurt non zuccherato.
  2. In un contenitore, mettiamo la farina, il bicarbonato, l’avena e il grosso dello zucchero. Lasciamo un po’ di spazio nel centro (come quando facciamo la pizza).
  3. In un altro contenitore, schiacciamo bene le banane e a questo composto aggiungiamo il buttermilk, l’olio e i bianchi d’uovo. Mescoliamo bene.
  4. Aggiungiamo il composto di banane e buttermilk alla farina velocemente e mescoliamo fino ad ottenere un composto uniforme. Non è necessario mescolare troppo.
  5. Aggiungiamo i mirtilli e ancora una volta mescoliamo velocemente e senza esagerare, solo fino a quando si sono distribuiti nel composto.
  6. Prepariamo le capsule e le riempiamo (con abbondanza!!). Mescoliamo lo zucchero e l’avena che avevamo lasciato da parte e cospargiamo la cima dei nostri muffin.
  7. Inforniamo per 18-20 minuti come sempre fino ad ottenere muffin asciutti dentro ed  elastici.

Il risultato dell’assaggio è così così… Pur piacendomi la consistenza, ed adorando i mirtilli, mi son parsi fin troppo “salutari”. Mancava quel pizzico di dolcezza che fa si che siano irresistibili a mio avviso. Ma se non siete particolarmente attratti da prodotti troppo dolci, questi muffin fanno al caso vostro 🙂

PS: Non vedo l’ora di farvi vedere una ricetta DELIZIOSA di muffin nutellosi, ma purtroppo la prima volta che li ho fatti mi sono dimenticata di fare foto! Per cui dovrete aspettare la prossima volta… 😉